Ma cambiano anche il professore di matematica, a maggio, e viene uno che si chiamava (mi dispiace perch' e' morto) Biscaro, si' Bischero di nome e di fatto..
Io e Zampirletti si continuava a gio'are a carte. 'L giorno degli scrutini di giugno Bischero ci trova le carte e fa la nota sul registro e ci manda fori di classe e chiama Fontana Tre Capelli per mandare il registro dal Preside. Quando ritorna ci fa : "Si proprio dei mona!"- 'Cossa ghe xe Fontana?"- "El ve gha da' 3 giorni de sospensione e anco' ghe xe i scrutini, ande' dritto a setembre, se ve va ben!"
Lo guardo e gli fo:"Fontana, dame qua 'l registro che ndemo dal Preside!'. Tira molla Fontana Tre Capelli ci da il registro. Busso dal Preside e gli fo:" Ma come, ci da' tre giorni solo perche' l'ultimo giorno ci siamo un po' divertiti?". Il Preside mi guarda, balbetta: " Ma e' Lei? Si ho sbagliato! Mi dia il registro". Lo prende, cancella i 3 giorni di sospensione e scrive:"Severamente ammoniti". Con il registro sotto il braccio rientriamo in aula facendo fare la figura del Bischero al Biscaro.
Intanto mi garbava la filosofia, soprattutto quella moderna, ma Lovato era ormai incancrenito dopo anni di insegnamento, diceva le stesse cose e io ce la mettevo tutta per mettere zizzania.
Era forte, cantilenante come un prete dal pulpito, lento: "Santini, the si sempre lo steso. The picaria a chel ciodo lasu' e te tiraria co gli elastegheti nele recie!'
A maggio entra in classe e per la prima volata nella sua carriera ( non avea mai fatto questo filosofo, aveo gli appunti del passato e dicea sempre le stesse cose) fa:" E anco', per Santini, spieghero' Nietzshe" Al che mi alzo e gli fo:"Professore, se lo vole fare per gl'altri bene, io lo conosco di gia'!". Naturalmente si rimane di merda. Du giorni dopo m'interroga: "Ci dica le teorie sociali della chiesa secondo l'enciclica (nun mi ricordo che encicliaca) e le le teorie Di Don Murri". Naturalmente io dell'Enciclica e del Murri un sapeo nulla. E gli rispondo: "l'enciclica era lunga e un l'ho letta tutta, poi era in latino, e se mi ricordo bene Murri e' un confetto lassativo, e' socializzante ma e' solo una teoria". S'incazza come una iena democristiana..
Quando mi madre va agli ultimi parlari prima della maturita' l'avverte che saro' inequivocabilmente bocciato. Lascio alla fantasia quello che poi successe fra una Toscana vera e un pistoiese, allora, ancora non immandrillito. Poi me ne fregai e mi occupai, come tutti, della guerra dei sei giorni, che ci prese tantissimo, tutti i giorni, al Bar Da Remor, fra un Bianco Sarti e un Americano. Letigate perche' io con gli Israeliani e tutti quegl'altri con gl'arabi. Tant'e' vero che un studiavo, ma c'era 'l Bignami (benedetto da Dio).
Gl'ultimi giorni si scola s'organizza un pic-nic in classe di scienze, all'ora dell'Ameba. Zampirletti, Bianchini e io ci si mette sul primo banco, s'apparecchia e ci si mette a mangiare ova, affettati, pane e vino mentre l'Ameba spiega. Un'ha fatto 'na grinza. Poi arriva la ricreazione e mi prega di rimanere 'n classe, mi guarda e mi fa:"Santini, proprio da te questo un me lo sarei aspettato. Lo sai che quando venne 'l Duce a vicenza nel settembre del 38 io era nel coro che Gli cantava, e fra tutte venne da me e m'accarezzo'?". Fine.
Pover'Ameba, quando s'era nella sede vecchia di Piazza San Lorenzo l'aula di scienze aveva una cattedra enorme e quando l'Ameba si mettea se'dere le venia fora altro che la testa, allora 'na mattina gli si taglio' le gambe della seggiola, Lei entra, si mette a se'dere e scompare dietro la cattedra, scompare completamente.
Il prof. Saccardo 'nvece da'a i voti a seconda di do'e tu eri di banco, 'n'importava se ave'i fatto 'l compito bene o male, quelli della prima fila tutti 8 quelli dell'ultima tutti 5. Ma quando la notte 'n si sapea dov'andare anco se ra le tre di mattina si potea finire alla su villa di Montecchio Prcalcino, lui ti venia 'aprire colla veste da notte e poi comincia'a 'aprire le su' buttiglie di vino e s'arriva'a anco fino 'lla mattina. E lungo la strada si sentia quel bon profumino di grappa fatta 'casa che l'era un toccasana.
Maurizio Danieli, ch'era 'n ripetente,era convinto d'essere ribociato. 'na mattina Lovato lo chiama fori e lo 'nterroga. Maurizio risponde alla bell'e meglio. Lovato, colla solita cantilena gli fa:"Daniielii, se ti teeee sareee promossoo innnn Storia e Filosofia mi me tajo la man col menarin (=accetta)".
Orbene si va 'll'sesame di maturita'. Compito d'Italiano, nessuno ci capisce nulla. Il preside di commissione era un fratacchione, anche bono. Io copiavo a man bassa, me lo trovo di dietro e mi fa:"Con discrezione, ragazzo, con discrezione!!". Per fortuna s'ando' tutti fori tema, 'n tutt'Italia e quindi sei a tutti.
Compito di matematica, difficilino. Colpo di culo, azzecco subito la soluzione e mi riesce di passarla a quasi tutti, Danieli compreso.
Comito di Latino, Tacito, altro culo, che aveva il vocabolario giusto e sapea cercare c'era tutte le frasi piu' difficile di bell'e tradotte.
Tedesco, lo parlao bene, anco perche' con mi madre si parlaa piu' spesso 'n tedesco che 'n Italiano. Vo carico di tutti i Duden che poteo portare. Disastro!. E cosi' avanti.
Orali. Benino. Rimedio al compito d'Italiano grazie al Bignami sul Paradiso, che a me il Paradiso 'n m'e' mai garbato. Latino, ancor'oggi se mi date una poesia latina, anche se 'n l'ho mai letta, ve la leggo in metrica. Dio Bono!, mi fa leggere qualcheccosa di Catullo ('n l'ho mai sopportato,) sbaglio tutta la metrica, ma ero uno de' po'hi che avea letto 'n metrica. Ando' 'n brodo di giuggiole. Tedesco, mi metto a parlare direttamente 'n tedesco, rimedio al disastro del compito. Storia, e mi domanda quello che sapeo meglio, la storia della Russia dell'ottocento e poi, anche se 'un era 'n programma, la prima guerra mondiale. Ci zompo dentro, col fratacchione tutto contento. Filosofia, che culo, mi domanda Schopenauer, poi mi va su Croce, ti poi 'mmaginare, mi stava sul cazzo. Guardo il professore e 'l fratacchione e gli fo:"Ma sa su Croce 'n sarei mi'a tanto preparato, ma, tanto 'l periodo e' lo stesso, potrei parlare di Gentile". Il professore, contento dell bella figura di Storia guarda 'l fratacchione che annuisce. Bene, esco. e qui viene 'l bello.
Fori c'e' Danieli che mi fa:"Dimmi qualcheccosa alla svelta su un paio di filosofi. Che gli poi di' in 5 minuti. Mi pare che gli dicessi su Spencer e su Botreaux. Va dentro e altro che a ui gli fanno leggere una pagina d'un libro che si sarebbe dovuto leggere durante l'anno, ma che neanche Lovato aveva aperto. 'l professore lo guarda e gli fa ;"Non le sembra, ragazzo, che questa pagina rispecchi l'idea di.....?" Danieli, colla tranquillita' del condannato a morte prima dell'esecuzione lo guarda e gli fa:"No, secondo me queste sono l'idee di Spencer e Botreaux!'" Ci stavano come i cavoli a merenda. Stupito 'l prof lo fa parlare, Maurizio gli dice quel po'o che gl'avevo detto io e lo 'nfarina. 'nsomma un successone.
Vengano for'i risultati. Si va a ve'dere. Maurizio:"Vai te a vedere, per piacere, che tanto te sei promosso, poi mi dici di me che mi preparo allo scontro col babbo". vo, io la media dell'otto, perche' 'n italiano e disegno aveo 6 ma c'era il 10, in matematica, storia e filosofia. Guardo per Maurizio, PROMOSSO! Tutti dei bei 6 e due *, uno 'storia e quell'altro 'n filosofia.
S'esce e li' vicino c'era un ferramenta e va a comprare l'accetta per portarla a Lovato, per tagliassi la mano. 'n lo so' se poi gliel'ha portata, anche perche' ci s'imbriaco' in scala 'ndustriale, mi pare a casa del prof. Saccardo. Fine dell'anno scolastico.
Massimo Sovrano Ordine della Parocchia Vicentina
Corrente l’anno XI dall’imposizione della famigerata Legge Merlin (ab XI anno da Merliniana Lege imposita)(1968), nel mese di novembre, essendo Pontefice Massimo del Massimo Sovrano Goliardico Ordine della Parocchia Vicentina (Maximus Pontifex Sovrani Parociae Vicentinae Maximi Ordinis) tal Restiglioni (al secolo Restiglian), coadiuvanti tal Chiesa (hodie summus Advocatus), tal Nordera (hodie ductus Medicus dementorum), tal Tappo (al secolo Vannozzi), tal Maran, tal Ellero (hodie Magistralis Magister Advocatorum), tal Santini (temporibus illis Magister Faseolorum) et altera gens, fu deciso, stante una rappresentazione al Teatro Olimpico di tal Ruzante avente attrice una tal importante Diva a nome Milva di accordarsi con la stessa e con l’allora suo coniuge Corgnuti (al secolo Corgnati) per un rapimento goliardico della stessa. Le trattative andarono avanti con il Corgnuti, addivenendo alla data stabilita e sul luogo ove condurre la rapita ed il coniuge. Il Corgnuti scelse l’allora veccchio “Penacio” decidendo lui stessso il menù (a spese nostre) con accompagnamento di Durello (ogni commento è privo di fondamento). Tutto ciò stabilito il giorno fissato per l’atto il Corgnuti, a poche ore dall’evento, ci fece presente che il tutto non poteva aver luogo perché avrebbe potuto nuocere alla carriera della consorte. Il Goliarda deve accettare qualsiasi scherzo ma no di essere preso per i fondelli. Alla mattina susseguente, il Maggior Consiglio dell’Ordine, formato da tutti i suddetti, decise che si doveva passare al rapimento de facto. La sera stessa, Palo essendo Nordera con Santini, Tappo al volante dell’auto in moto, Restiglioni e Chiesa acquattati all’uscita posteriore del Teatro, Ellero avendo ripulito la sua magione, attesero l’uscita degli attori che dovevano recarsi a pranzare a casa dell’allora Sindaco Sala. All’uscita della Milva i due, con mossa felina, la caricarono in auto conducendola alla magione dell’Ellero. Una delegazione di tre dei prodi si recava, nel frattempo, alla residenza del Sindaco onde ottenere adeguato riscatto. Il Sindaco, comprensivo delle nostre esigenze alcoliche, ci promise 24 bottiglie di vino francese da consegnarsi alla mattina seguente. Dato che parola di Sindaco mai mentì, accettammo mentre di fronte a tutti noi, in età di testosteroni non dormienti, passava ottimamente messa attricetta di nome Barzini che sbottò in un :”Ma questi pagliacci sanno cos’è il vino flancese? (evve moscia)” Il nostro servizio segreto fotografò opportunamente la stessa. Il Tappo si recò alla magione Ellero riconsegnando alle amorevoli mani del Corgnuti la Milva in ottime condizioni, fisiche e mentali.
Alla mattina susseguente la parola del Sindaco, Parola di Sindaco mai mentì,fu mantenuta ed assieme alle pattuite bottiglie vennero inoltrati 3 biglietti omaggio per la rappresentazione serale a nome Milva. Alla sera, impaludati come convenivasi a Persone di Rango dell’Ordine, quali eravamo, il Restiglioni, il Maran ed il Santini assistettero allo spettacolo, intervistati poscia dalla Television di Stato e fotografati nella loro splendida bellezza e austerità da varie testate nazionali importantissime (forse Grand’Hotel e/o Novella 2000). All’atto degli applausi finali il Restiglioni ed il Maran recavansi sul palco onde consegnare alla suddetta ex rapita un bouquet di 50 (dicansi cinquanta) rose rosse. Il Santini, al quale si erano aggiunti gli altri Maggiorenti dell’Ordine sunnominati, entrava in proscenio recando seco un Pitale ricolmo di carciofi che veniva opportunamente consegnato alla Barzini fra il tripudio del popolo.
L’Ellero, giunto alla notorietà grazie alla sua disponibilità come grazioso carceriere, sbottò in una promessa epica: “Il giorno della mia Laurea offrirò a tutti voi fratelli goliardi per vostro piacere ludico 50 attricette, cinquanta”. Pasciuti dalla notorietà ottenuta a livello nazionale e della promessa così graziosamente elargitaci dall’Ellero, in attesa che questa si avverasse, i Membri del Sovrano Ordine recaronsi, tutti uniti, a degustare (farse fora) le bottiglie così ottenute. Del mantenimento della promessa potrò parlare in successiva missiva.
L’anno susseguente essendo il Santini in quel delle Focette fu riconosciuto dalla Milva qual un dei suoi rapitori ed invitato a scortarla sottobraccio alla Bussola onde goder , a spese della stessa, di una serata in tal locale. Nel frattempo erano giunte voci che il Corgnuti fosse sparito dalla vita di tal mirabile et ultrapulchra attrice e cantante, peraltro gentile e bellissima. Dixi et scripsiPersia, Iran. Come suonano belli questi nomi!
Persia, il paese di Ciro e dei Sassanidi, Iran=il Paese degli Ari. Il Re si intitolava “Shah-an-Shah, Ariamer” Re dei Re, luce degli Ari, il monumento bianco fuori dell’aeroporto di Tehran, se non lo hanno distrutto era “Ariamer”, la luce degli Ari, ed Ario era un nome Romano.
Mi sono innamorato della Persia quando ci insegnavano Storia (sono sempre stato dalla parte di chi perde), come facevano a perdere contro i Greci? Erano stupidi?
Poi la crisi religiosa che tutti attraversano, che mi ha portato a studiare Zarathustra e la sua religione, una delle basi del Cattolicesimo con la nozione di Inferno, Paradiso e Limbo e lo scontro fra la potenza celeste e quella infera. e di seguito Nietzsche (che con Zarathustra non c’entra niente) ed a continuare a studiare una Nazione particolare.
Poi il mio lavoro, nel 1974 (novembre), mi ha portato in quella Nazione tanto amata, sui libri.
La prima volta che sono volato via piangevo perche’ pensavo di non vederla piu’. Conoscevo per via scritta tutto ma, metempsicosi?, io avevo vissuto la’. Avevano i colori della nostra Bandiera, con il Leone di Persia brandente la spada (sembrava il Leone di San Marco). Poi ci ho lavorato piu’ di 5 anni.
Il destino mi ha portato a conoscere, anche per mia curiosita’, molto di quel Paese, avevo anche imparato a scrivere e parlare quella Lingua, interessante a sapere, di origine Indoeuropea, scritta in caratteri arabi modificati, una lingua che e’ stata per secoli la lingua franca per tutti i commercianti, la lingua parlata dal nostro Marco Polo da S. Giovanni d’Acri alla corte del Khan.
Quando sono arrivato era un paese ricco, libero. Non ho mai sentito parlare di religione. Nessuno chiedeva il visto. Le donne, molto belle in generale, si vestivano come volevano, se volevano lo Chador se lo mettevano, senno vestivano all’europea. E poi lo chador non e’ ne’ piu’ ne’ meno che il velo che le nostre donne si mettevano per entrare in chiesa.
La sera tardi od, al piu’ tardi, la mattina presto si avevano i giornali italiani, in primis “Il Corriere della Sera”. Nel 1974 c’era la teleselezione con tutti i paesi del mondo.
La liberta’ era totale. Il giovedi’ sera (la festa settimanale, come nella maggior parte dei paesi islamici, e’ al venerdi’) andavo con gli amici a cercare caviale di contrabbando (1 kg 15.000 lire di allora), poi si comprava la vodka (ottima) “Piruzeh” o “Esphandieh”. A 3.000 lire italiane di allora al litro e si pasteggiava in un ristorante libanese che ci preparava il pane, il burro etc. etc. per pochi Riyals. La sicurezza era totale. Non c’erano visti di entrata o di uscita, ne’ per gli stranieri ne; per i locali. Il credito era garantito a tutti.
La mia ditta aveva sede in Villa Avenue (Villa era un signore trevigiano, che aveva aiutato Shah Rezha negli anni trenta, non ricordo a far cosa). Li’ c’era, nello stesso palazzo, anche la sede dell’ENI. C’erano locali notturni, tutto era libero.
Ti consigliavano di noleggiare le auto con autista, perche’, in caso di incidente, tu te ne potevi andare perche’ era colpa dell’autista. Andando ad Isfahan vedevi solo file di camions da e verso la Turchia, senza soluzione di continuita’, camions che andavano a Tehran ma anche verso l’Afghanistan, dove c’era ancora il re (sono stato anche la’ quando c’era il re e commerciavamo anche con loro, per me un posto bellissimo, gente fiera che Ettore Mo’ ha descritto perfettamente nelle sue corrispondenze di guerra). Una cosa incredibile. Conoscevo dei veneziani che compravano un camion nuovo, lo caricavano di quello che trovavano, non importava cosa, e via a Tehran. Arrivati mettevano in vendita camion e merce e se ne tornavano a Venezia, ricchi come nababbi. A me avevano chiesto diversi camion carichi di ciucciotti di zucchero per bambini!
I citta’ esistevano solo pochi taxi e quindi o noleggiavi un’auto con autista o, se sapevi dove eri e dove volevi andare, ti mettevi a lato strada ed urlavi la direzione, ed i privati ti prendevano su e ti portavano avanti e cosi’ via, costo di allora 100 lire, ogni circa due chilometri,che tu lasciavi sul cruscotto, questo notte e giorno, uomini e donne, e non succedeva niente a nessuno. Il venerdi’ in giro o al Bazar. Gli ulema mettevano a disposizione delle mense per tutti, “Shish-kebab”, ti servivano acqua fresca in continuazione e ti servivano a poco prezzo un piatto di riso con uno spiedino di montone ed un uovo o “Juje Kebab” che al posto del montone serviva pollo. Questo e’ tutto quello che ho visto di religioso nei miei anni li’. Una branca della mia ditta doveva studiare un sistema di transumanza dei montoni per fare in modo che alla fine della transumanza gli animali si trovassero alla partenza con l’erba fresca ricresciuta, evitando, cosi’, di importare la carne dalla Nuova Zelanda.
La comunita’ di discendenza ebraica godeva e gode di tutte le liberta’, come le ha sempre godute sotto l’impero ottomano, di cui l’Iran era parte. Tale comunita’ e’ la piu’ cospicua del mondo islamico ed ai tempi miei Mehrabad l’aeroporto di Tehran) , era l’unico aeroporto dove i voli della El-Al parcheggiavano gli aerei vicino a quelli delle compagnie arabe e nessuno diceva niente, mentre in tutti gli altri aeroporti quando per esportare in paesi Arabi dovevo mostrare i documenti che nessuna parte della merce era di provenienza israeliana e per andare a chiedere il visto di ingresso in certi paesi arabi dovevo mostrare il certificato di battesimo!!!!!! Per dimostrare che non eri circonciso)
La radio Israeliana ha trasmissioni giornaliere in lingua Farsi e nessuno ha ancora scritto sui testi sacri dei nostri giornali che sia stato ammazzato un ebreo in Iran per il solo fatto di essere ebreo, ancora oggi.
I miei amici mi avevano introdotto a corte, non ho mai incontrato lo Shah, ma un paio di volte al mese ero invitato dalla sorella gemella dello Shah, Ashraf, che era tanto intelligente quanto brutta come la peste. Li’ ho conosciuto i personaggi della “Fondazione Pahlavi’, Dal Governatore di Meshed , Najafi, al direttore della Iran Air. Si beveva vino Persiano della zona di Tabriz (Chateau Shardast e Chateau Rezaje), ottimi vini fatti dai francesi perche’ noi Italiani pensavamo a trivellare di traverso non ad incrementare il nostro commercio, tanto lo facevano i veneziani come 1.000 anni fa.
Poi sul Corriere della sera appaiono articoli strani, tutti i giorni, in prima pagina di un cero Michael Focault ed in terza pagina di un certo Alberto Moravia (l’emeroteca per controllare e’ a disposizione di tutti), grandi personaggi, che avevano capito tutto della Persia, ne conoscevano la Storia, la Lingua, tutto insomma.
Li leggevo al ristorante “Khansalar” (la cantina del Khan), l’unico posto dove si sia fatto un attentato nella cosiddetta Rivoluzione. Nessuno li censurava, in una Taverna (salar>cellar) tutti erano liberi, come aveva detto Omar Khayam (chi era costui?) nel suo splendido “Rubayat” che nessuno ha mai tradotto in Italiano, o forse lo ha tradotto dalla versione inglese di Fitzgerald del 1859, che aveva capito tutto, tanto che lo ha tradotto con la rima persiana anche in Inglese. E questi due Soloni (Solone aveva gia’ giudicato Creso nelle Storie di Erodoto), e gli articoli non erano censurati. Il Solone Moravia scriveva articoli in terza pagina copiati da chi sa cosa, perche’, secondo me, la Persia la aveva studiata sui libri delle medie. L’atro coglione francese proclamava che doveva tornare Khomeini, perche’ lui avrebbe dato la liberta’ al Paese ed avrebbe abolito lo Chador (Lo aveva gia’ abolito, come dovere, Sua Maesta’ Fahra Diba), che tutto sarebbe andato bene (Per le compagnie petrolifere francesi), e nessuno censurava.
Abbiamo visto i risultati. A proposito, visto che adesso stanno vendendo che il regime Ulemico ha espanso l’istruzione, ai tempi di Rehza Pahlavi il grado di istruzione era dell’86%, visto che la popolazione Persiana e’ in maggioranza fatta di giovani, sia ai tempi dello Shah che ai tempi degli sponsorizzati odierni. Gli articoli dei due Soloni erano pressoche’ giornalieri.
Quando tutto e’ cambiato, un giorno, non ricordo il quale, Il Corriere della Sera, in quarta pagina ha pubblicato un corsivo del sig. Focault, dove si scusava di aver avuto delle visioni da “assassino” (aveva letto gli articoli del Solone Moravia che parlava della setta Persiana degli “Assassini’ associandoli all’uso dell’Hashih), ossia aveva fumato un sacco di erba. E’ tutto controllabile.
Io non ho mai visto alcuna rivoluzione; si, abbiamo capito che le cose stavano cambiando e siamo riusciti a scappare. Ma gli Italiani non hanno capito niente di quel Paese, escluso Enrico Mattei ed il Sig. Villa trevigiano ed i rampolli di Casa Saboia, l’erede al Trono (sic) ha come terzo nome Ciro, e che suo padre si e’ sposato a Tehran.
Ho visto da lontano Fahra Diba, la bellezza ed una principessa di natura, ho visto Soraya Esfandiari (di una tribu’ che aveva combattuto il cosacco che sarebbe diventato Shah Rehza). Ho visto anche l’ultima moglie morganatica dello Shah, una donna di uan bellezza superiore, dai capelli e dalla carnagione ramata come ogni vero persiano deve essere.
Non questo Ahmadinnejad, che e’ di discendenza Afgana, ove si parla un dialetto persiano, come in gran parte dell’Asia Centrale. Da un Afghanistan da cui venivano le piu’ belle miniature (Herat) ai tempi dell’impero Ottomano, in aperta contraddizione con le leggi “islamiche” che vietano di dipingere uomini e cose (leggere “Il mio nome e’ Rosso” del premio Nobel Ohmar Pamuk).
Nel 1976 lo Shah aveva messo in moto e portato in porto il progetto “Nourishment”, che prevedeva di fornire a tutti gli studenti persiani a spese dello Stato quanto era necessario giornalmente in termini di nutrizione.
Tutti noi stiamo giudicando due Paesi, l’Iran e la Turchia, dei quali non sappiamo assolutamente niente, dei quali conosciamo a sommi capi la storia, la cultura, gli usi, i costumi, i perche’.
Scriviamo e non sappiamo che cosa e’ la differenza fra Sunniti e Sciiti, soprattutto se sono duodecimani, in attesa di Muhammad-al-Mahdi, che non sara’ certamente uno di questi Ayatollah.
Comunque a favore di questi Sciiti, si deve dire che, in nome di Ali’, non sembrano avere paura di niente, all’interno come all’esterno, per cui risulta simpatico anche l’afghano Ahmadinejad, cosi’ come i suoi rivali.
A proposito, la nostra scienza deriva da piccoli personaggi come Avicenna ed Averroe’ (lo diceva anche il Padre Dante). Insegnavano a Baghdad, parte dell’Impero Persiano, perche’ erano Persiani,
Vogliamo cominciare a rivedere e studiare la loro, nostra storia, e vogliamo convincere la comunita’ persiana di Vicenza a venire allo scoperto, per la reciproca comprensione. Vogliamo, in generale, parlare di popoli e paesi scrivendo il perche’ ed il percome prima di esprimere, anche nel mio caso, delle valutazioni?
E’ stato tutto molto lungo, ma sono disponibile a continuare, purtroppo ne avrei ancora da raccontare, con 5 anni di lavoro nella terra deli Ari.
7 agosto 2010, sabato
Vivo fuori Vicenza da due anni, dopo 50 anni di "piazzaiolo". Vivo fuori, non so quello che è successo e quello che succede, i costi per venire in città sono alti: i kilometri, il parcheggio, i mastini delle multe, il bere con gli amici. Vengo per lavoro o necessità.
Come sono arrivato stamane incontro Franco: "Ieri sono stato al funerale di Gianni Sax". Un pugno nella testa! "Ma era sul giornale!". Sì, nella pagina degli spettacoli, che non leggo. Ero a Vicenza anche ieri,averlo saputo aleno l'ultimo ciao! Pazienza.
Tutt'ad un tratto sono tornate alla mente le cose di 50 anni fa, le cose del sodalizio con Gianni e tanti altri. In cammino sulla via dei ricordi: il salone Cristallo, desolatamente in decadenza. Quante feste il sabato con Gianni che suonavano e nessuno serviva da bere , ma sopravvivevamo. Nessuna che te la dava (in quei tempi) ma il desiderio di averle vicine e viceversa e Gianni e Ciccio che suonavano fino alle otto di sera, poi tuti a casa per Carosello.
Poi la Basilica: sì, si ballava in Basilica e Gianni e gli altri suonavano e l'ultimo di carnevale si passava in Basilica e ci si giocava anche a basket e quando si usciva, magari con la neve la piazza era illuminata e si arrivava in piazza Biade con il posteggio custodito ed i custodi custodivano la città, non solo le macchine.
Non ho mai capito niente di musica ma Gianni te la faceva entrare dentro. Era amico di tutti e lo è sempre rimasto.
Poi il palazzo del Monte di Pietà, sede del Partito Liberale dove nella sala da ballo Gianni suonava e si faceva amicizia con le persone che sarebbero diventate famose.
Sono passati 40 o 50 anni. Oggi mi sono sembrati eoni, e tutto perchè Gianni se ne è andato senza che lo salutassi.
Ho ripassato la città sulle orme di Walter Stefani ma con i miei ricordi, con una profonda tristezza nel vedere una città viva (ma allora eravamo vivi tutti) in profondo decadimento. Alle 8 la sera si andava a salutare con Gianni ed altri le commesse che uscivano dai negozi per salutarle prima che entrassero sul filobus (sì il filobus). Gianni ed io eravamo alti, ed anche non male, ma oltre il ciao non succedeva niente. Ma eravamo contenti! Si andava da Renzo, si mangiava 5 tartine ed un rosso cadauno. Renzo e la bella Sira:"cosa pagate?" "Una tartina ed un cabernet" "100 lire!" e sapevano benissimo cosa avevamo mangiato e bevuto, e lo stesso era alla Bella Vicenza, da Alcide, al Campanile, al Ciampo, dalla Maria in piazza delle sarpe, al Bersagliere, al Carabiniere assassinato etc. etc. Non facevamo del male, eravamo solo benvoluti e ci si perdonava questi piccoli furti, tanto poi arrivavano le "compagnie della morte" che rimettevano a posto l'incasso. Ci conoscevano, non avevamo soldi, noi non lo facevamo per cattiveria e loro sapevano che un giorno li avremmo ripagati per il loro perdono.
E poi al Moresco o se ci riuscivamo da Tito dopo l'esse di Monte Berico, se qualcuno ci portava, e ci si parlava dei nostri sogni e Gianni qualche volta suonava, e suonava bene. Gli veniva da dentro, era naturale. Io non capivo ma sentivo.
Tutto questo se n'è andato, esiste solo nella mia memoria che Gianni ha riportato.
Grazie Gianni di avermi fatto, con la tua morte, fatto ricodare quello che abbiamo fatto insieme, senza disturbare la città.
Qualche mese fa ti avevo chiesto di far di tutto per portare a Vicenza il mio cantante preferito, Willie Nelson. Mi hai risposto che era morto. Lui è vivo, tu non sei con me.
Grazie, ci vediamo presto!

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